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[lunedì, 10 luglio 2006]

Non so più che senso abbia, ma mi piace l'idea di usare questo posto come un quaderno d'appunti sgualcito, lercio di inchiostro incrostato e bruciature distratte di sigaretta sui suoi angoli spiegazzati e scomposti. Tornare in un posto desolato come questo, nella calda sicurezza della solitudine, nella trionfante consapevolezza che qui è il deserto, il lieto disgustante abbandono.

Tornare qui per disordinare pensieri privi di ogni concezione dell'ordine, per dare forma a farfalle impazzite nella mente che da mesi sono inselvatichite, non più sottoposte al labile ma onesto controllo della ragione. Tornare qui per affermare - come fosse la scoperta più importante e desolante dell'esistenza - che l'amore non basta. L'amore non è affatto un elemento sufficiente, discriminante. Hai tutto l'amore che puoi contenere, anzi di più. Lo spandi, non lo trattieni, ti macchia le vesti e schizza senza controllo fuori dai tuoi occhi, fuori dalle tue parole, fuori dagli abbracci che non senti mai abbastanza stretti. Hai tutto l'amore del mondo dentro di te perchè, Cristo santo, almeno questo hai di buono: che sai amare, lo sai fare disperatamente, da sempre.
Ma l'amore non basta. Ingenua e degna di scherno l'illusione di sempre che ora va in frantumi, sgretolata con indifferenza e lasciata a marcire sul ciglio della strada.
Aggrapparsi all'indifferenza, certo. "Fare come fanno tutti", chiudersi in una quotidianità secca e priva di sapore. Difendersi mimetizzandosi, disimparare la sincerità, il sorriso, il palpitare gioioso del cuore.
Non credo di essere ancora pronta.


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[venerdì, 17 febbraio 2006]

Well she’s walking through the clouds
With a circus mind that’s running round
Butterflies and zebras
And moonbeams and fairy tales
That’s all she ever thinks about
Riding with the wind.

When I’m sad, she comes to me
With a thousand smiles, she gives to me free
It’s alright she says it’s alright
Take anything you want from me, anything
Anything.

Fly on little wing,
Yeah yeah, yeah, little wing

Jimi Hendrix, Little Wing

Non si trova pace, non se ne trova. Il silenzio continua a fare male. Hai rimescolato le carte in me, mi hai inchiodata, sconvolta.


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[mercoledì, 15 febbraio 2006]

Oggi è il giorno del dolore. Il dolore rabbioso, furente, implacabile e senza riguardo che sale da dentro, e non dà tregua. E' il dolore che non placa la sete di risposte, il perchè, il per come. Il per cosa. Dolore che non zittisce, ma che annienta con il silenzio. Il giorno delle lacrime, dei fiori che già domani marciranno, delle candele che lente ma sempre troppo veloci si consumano. Il dolore di vederti in una foto e ricordarti così, diciottenne per sempre. L'Ibanez nera, e Bukowski sull'altare. E mi vien da sorridere, perchè sei riuscito a portare Jimi Hendrix in chiesa. Avresti riso pure tu. E scoprirti forse così simile a me quando è inevitabilmente troppo tardi per dirtelo. Avrei potuto aiutarti, forse. Avremo potuto parlare del dolore e della rabbia che quando un po' inizi a diventare grande non riesci a motivare, a placare. Avrei potuto farti vedere come si fa, come ho fatto io a farmene una ragione, a scoprire nuovi giorni, dopo tante, interminabili e disperatamente buie notti. Mi dispiace, mi dispiace immensamente. Adesso non so far altro che piangere. Ciao B..


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[venerdì, 03 febbraio 2006]

Ho voglia di stringere forte gli occhi, così forte da sentirne schizzare fuori mille colori, un arcobaleno di rifrazioni. Voglio riavere sotto le mie consunte suole l'asfalto e la sabbia del Lido, il tremolare instabile di un vaporetto che mi trasporta avanti e indietro per la laguna. Da sola. Ma così felice di esserlo, e di non sentirne il peso che mi si potrebbe scorgere seduta sui sedili del 52 con un sorriso esageratamente ebete stampato sul volto. Rivoglio mangiare i panini della signora furba, e ingegnarmi in mille modi per avere con me molta acqua a prezzo stracciato. Voglio fumarmi una sigaretta in santa pace dopo una bella proiezione stravaccata sui gradini del Casinò, e scorgere il mare di fronte a me. E fregarmene di tutto e tutti, perchè non ne ho bisogno. L'attaccamento crea sofferenza: bisogna eliminare l'attaccamento per essere veramente felici.


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Erano le 12:06| permalink | commenti (4)



[giovedì, 01 dicembre 2005]

In certi momenti mi sembra di avere due cuori nel petto. Due muscoli identici, gemelli, che pulsano a sincrono forte, sempre più forte, per farmi sentire che contengo desideri impossibili che vorrei realizzare. In questo momento vorrei accarezzare un'anima fino alle prime luci dell'alba che arriverà tra un po', per poi addormentarmi accanto ad un corpo caldo, dolce, tranquillo. Vorrei sfiorare lentamente quello spirito, e sentire che mentre le mie dita ne sfiorano la superficie, il suono che se ne produce è esattamente quello dello sfiorarsi delle sfere celesti, quel granuloso ma fluido effetto di rotondi cristalli levigati che scorrono incessantemente l'uno sull'altro, fino alla fine del tempo.


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Erano le 20:22| permalink | commenti (2)



[martedì, 29 novembre 2005]

Profumo di fragola, verde di foglia.
La voglia di fare, di dare, di amare. Lacrime che corrono rotonde e lunghe lungo le guance, a spaccare il rimmel, a infrangere la linea complice di matita nera su occhi marroni, su occhi verdi, su occhi marronverdi. Su occhi di palude, su occhi di cristallo, su occhi che sembrano vuoti ma che fanno da paravento a grappoli di pensieri, a ventagli vaporosi di emozioni.
Voglia di vomitare e piangere insieme, e l'impossibilità di riuscirci.
Le luci della notte che si rincorrono maliziose al di là di un parabrezza appena appannato, spie di un'autoradio che sa ormai di disadattato, di moribondo senso della realtà delle cose. Ma che ti parla, e accompagnandoti nello stesso infinito tragitto ti culla.
Voglia di urlare e di toccare, di spingersi sempre più al di là del limite nella piena sicurezza che tutto è perfettamente sotto controllo. Che tutto è perfettamente perfetto nella sua sconnessa e autistica imperfezione. L'emozione degli attimi che non sono più e di quelli che sono e rimangono.
Pace, luce; silenziosa e tenera oscurità.


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[lunedì, 21 novembre 2005]

E' in momenti come questi, quando ascolti e riascolti ossessivamente la stessa canzone, quasi che Alanis potesse improvvisamente darti la risposta che cerchi, quando l'esigenza di scrivere è talmente forte che nonostante la stanchezza infinita che hai addosso ti ostini a pestare tasti di fronte al pc, con la felpa tirata su sul naso, che fa un freddo boia qui nella valle padana, quando l'unica cosa che vorresti è che qualcuno ti stringesse così forte in abbraccio caldo e soffocante, da scacciare tutte le paure, è proprio in momenti come questi che ti rendi conto che la tua vita sta cambiando. Ancora una volta. E' come se l'umana esistenza fosse un percorso predestinato di strattoni: resti piccolo per un po', poi ad un certo punto ti evolvi, improvvisamente, senza rendertene completamente conto. A volte è doloroso, molto doloroso. Altre è inebriante, onirico, inconsapevole. Altre ancora è ponderato e maturo ma mai, mai, MAI è facile, mai è controllabile. LA sensazione di questi giorni è quella di star vagando (a volte precipitando) ad occhi chiusi verso qualcosa, verso qualcuno o qualchedove. C'è l'ansia e l'eccitazione della sorpresa, c'è il continuo alternarsi tra la felicità e la preoccupazione, che chissà dove mi starò portando. Ma mi sto portando. Mi sto tenedo la mano e mi sto accompagnando da qualche parte, chissà dove e chissà come. Ma credo di esserci, e la mia compagnia è un qualcosa di cui ho sentito la mancanza per anni.


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[venerdì, 11 novembre 2005]

La sensazione esatta è quella di aver sigillato il passato dietro il profilo bombato di una parentesi chiusa, di aver poi ripreso in mano ogni cosa, e di aver sparpagliato tutto sul presente come una manciata di biglie su un tavolo di vetro. Nella penombra che diventa giorno, sole, fuoco. E adesso che tutto è perfettamente limpido, sbrogliato seppur nel groviglio più intricato, mi sento viva. Ma viva davvero! Perchè la sensazione di esserci è così nitida, così ben delineata dopo molto tempo, che non mi stancherò facilmente di ribadirla, e di rimanerne beatamente sconvolta. Sono sfibrata dai mille impegni, ma sento di riaver preso pienamente possesso del mio tempo, del bello di me che ho dentro, dei miei sogni. La sincerità che mancava nella mia vita adesso c'è, l'era delle menzogne è scaduta da qualche tempo.  Non ne ho sentito il lezzo neanche per un istante, la spazzatura si è volatilizzata con l'arrivo dei fiori.


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[lunedì, 07 novembre 2005]

Scoprire a poco più di 20 anni che crescere non è affatto un insieme continuo: questo è ciò che sta accadendo in questi giorni. Si apprende per gradi, per piccoli e grandi scalini, uno inevitabilmente successivo all'altro. Crescere è una parabola ascendente che presenta notevoli punti di discontinuità. Uno di questi è l'apprendere come sia realmente più doloroso stare accanto ad una persona che soffre, che non soffrire noi stessi. E' un dolore diverso, scoraggiante, impalpabile ma sempre presente. E' un dolore che comporta preoccupazione, impotenza, colpa. E' un dolore sommesso, quasi invisibile ma costante. Una spina nel fianco.
Io adesso sto davvero bene. Sto vivendo un bel momento di equilibrio, mi sento bella (forse per la prima volta nella mia vita) e sicura di me. Ma sentire il dolore e le lacrime di chi mi sta vicino è la peggior nuvola nel più bel giorno sereno.


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[giovedì, 03 novembre 2005]

E mentre le foglie muoiono, e lente nella loro danza sensuale e disperata cadono verso il banale susseguirsi dei giorni, accavallati uno sull'altro come calzini su un'asse da stiro dimenticata, io rinasco. E riscopro, goccia a goccia, sorso a sorso il valore dei rapporti umani veri, degli occhi che si possono guardare fissi, per comunicare, dei baci che si possono dare. Sento il mondo intorno a me rifiorire, adesso che la veste dei fantasmi del passato è finalmente caduta, e viene sommersa dal variopinto morire delle foglie d'autunno. Vorrei stringere forte tutte queste nuove mani che mi si sono avvicinate intorno, perchè adesso sto bene. E mi piace uscire, e parlare davvero. E sorridere davanti ad un sorriso reale, fisico, e baciare un viso e non un cuscino, e capire come stanno le persone solo con uno sguardo. Basta con la finzione, basta con la simulazione. Ho ucciso l'amore, ho ucciso dei ricordi e dei sentimenti per farmi tornare ad essere la me stessa che forse non sono mai stata, o almeno, che non sono mai stata assieme tutta in una volta. Sto ricomponendo me stessa dalle ceneri di mille me stessa che non sono più. E sento la felicità invadere i miei polmoni.


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